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Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro: e se iniziassimo a parlare di Innovazione?


Ogni anno, il 28 aprile si celebra in tutto il mondo la "Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro", promossa dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Organization) per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione degli incidenti sul lavoro e delle malattie professionali. Vorremmo che questa giornata fosse uno spunto per riflettere sulle nuove sfide che la globalizzazione sta portando avanti nello spirito "ecumenico" del 28 aprile: la cultura della Sicurezza del Lavoro, infatti, non è più recintata entro i confini nazionali o europei, ma è un requisito richiesto anche alle tante imprese straniere operanti in Italia cosi come alle tante italiane che operano all'estero.

C'è sempre quindi più bisogno di armonizzare i diversi sistemi di controllo uniformandoli ad uno standard nemmeno europeo ma internazionale in grado di garantire controlli immediati e sicuri dei requisiti lavorativi. Tragedie come quella di Prato è l'ennesimo dramma evitabile che ha messo in luce le mille lacune di un sistema Paese, quello italiano, ancora arroccato su posizioni sterili in merito alla sicurezza del Lavoro quando invece servirebbero politiche estremamente coraggiose in grado di snidare indifferenza, truffa e corto circuiti ispettivi. Una soluzione potrebbe essere un utilizzo più esteso e razionalizzato dell'informatica: ad oggi abbiamo interi scaffali di ogni azienda pieni zeppi di documenti 81/08 che, non dimentichiamolo, devono essere tenuti in archivio per dieci anni. Scaffali impolverati, con chili di carta che potrebbe essere sostituita da un semplice codice binario. Ma non solo: l'introduzione di un tesserino di riconoscimento dinamico, con un microchip contenente la "storia 81/08" del lavoratore, potrebbe segnare la fine di ogni diplomificio: il microchip collegato ad una centrale condivisa con le autorità ispettive ed accessibile ai soli enti di formazione accreditati consentirebbe controlli immediati sui requisiti formativi e sanitari, oltre che una completezza di dati, dai verbali presenza ai test di formazione, che oggi risulta difficilmente tracciabile con la mera produzione di carta. Sarebbe quindi sufficiente che un qualsiasi ispettore andasse in giro con un lettore di microchip per sapere in un attimo date e tipologia degli attestati conseguiti, senza stare a rincorrere la legittimità degli enti di formazione e l'autenticità degli attestati rilasciati. Ad oggi purtroppo la realtà italiana è assai diversa: nessuno è ancora dotato nemmeno del libretto formativo del cittadino, un ennesimo pezzo di carta che ha/avrebbe l'intenzione di anticipare una svolta tecnologica della formazione troppo spesso rimandata: il tutto in coerenza con un sistema industriale ormai collassato sotto il peso di corporazioni e feudi che non aiutano certo a raggiungere una dimensione sovranazionale della cultura della Sicurezza.



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